Valutazione dei costi nell’acquisto di una proprietà

acquisto proprietà

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Molto probabilmente il tempo che si impiega per risparmiare denaro per l’acquisto della di una casa richiede parecchi sacrifici. Naturalmente per ricorrere ad un prestito finanziario bisogna offrire una garanzia ai propri creditori, ovvero le banche; la mancanza di queste, rappresenta un vero e proprio problema per non dire un ostacolo.

Bisogna stabilire prima di ogni cosa qual’è la stima dei costi delle tasse di proprietà, e le spese legali; in modo da poter affrontare consapevolmente e con le giuste considerazioni i passo di acquistare una casa. Anche se ricorrere ad un prestito finanziario potrebbe cambiare il vostro stile di vita, tagliare le vostre spese ed aumentare la misura del risparmio. Una volta che la pratica del finanziamento è stata approvata è importante mantenere le uscite economiche nel limite per poter far fronte ai costi mensili delle rate. A tal proposito, in base al tipo di mutuo contratto, i costi possono aumentare e bisogna dunque fare attenzione.
Se non si è in grado di far fronte a tutti i debiti e tasse varie ci si potrebbe trovare addirittura senza più una casa. Infatti ci sono delle richieste davvero esigenti riguardo le tasse di proprietà.
In alcuni stati, vi è il requisito legale di possedere un avvocato che ti rappresenti in una transazione immobiliare. Questa richiesta esiste principalmente in Oriente. Anche se questo può costituire delle ulteriori spese, avere un avvocato è una buona idea, poiché essi tendono a fiutare eventuali problemi discutibili nella transazione.
Sono in grado di capire se è possibile ottenere qualcosa in più o spendere qualcosa in meno durante la transazione.
Per i primi periodi dopo l’acquisto della proprietà sarà naturale dover fare qualche sacrificio economico in più, dunque bisogna rivalutare le proprie uscite economiche in modo particolare, anche al costo di privarsi di qualche piccolo piacere al quale prima non si rinunciava.

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Pignoramento prima casa: guida all’uso del Decreto Fare

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La legge n. 98 del 9 agosto dello scorso anno, che converte in legge il cosiddetto Decreto del Fare, introduce importanti novità in tema di pignoramento e riscossione. Si tratta di un importante passo in avanti per venire incontro alla stragrande maggioranza dei cittadini che, stremati dalle tasse sempre più gravose introdotte negli ultimi due anni, ha difficoltà a pagare il mutuo e stenta a riprendersi economicamente.
In particolare, la legge n. 98/2013 stabilisce che non è più possibile pignorare l’abitazione principale. Il divieto si attua soltanto in presenza di particolari condizioni:
  • l’abitazione non deve essere nè di categoria catastale A8 (villa), nè A9 (castello);
  •  deve essere l’unico immobile di proprietà posseduto dal debitore;
  • il debitore deve avere residenza anagrafica in quell’immobile.

I tre punti sopra specificati devono verificarsi contemporaneamente affinché si possa verificare l’impossibilità, da parte del Fisco, di pignorare l’immobile. La legge stabilisce che le pertinenze dell’abitazione, quelle accatastate come C6 e adibite a cantine, box, spazi di servizio, vengano considerate un tutt’uno con l’immobile, per cui non possano essere pignorate.

Nonostante questa legge da un lato dia un po’ di respiro ai debitori, dall’altro incombe irrimediabilmente il rischio che quell’immobile venga ipotecato. L’agente della riscossione però, è obbligato a dare comunicazione dell’imminente iscrizione dell’apoteca, almeno 30 giorni prima, in modo che il debitore sia informato per tempo.

Il testo di legge recita inoltre che si ‘…può procedere all’ espropriazione immobiliare se l’importo complessivo del credito per cui procede supera centoventimila euroL’espropriazione può essere avviata se è stata iscritta l’ipoteca di cui all’articolo 77 e sono decorsi almeno sei mesi dall’iscrizione senza che il debito sia stato estinto’, il che significa che in tutti gli altri casi il pignoramento avviene, anche se si suppone che i debitori abbiano un patrimonio immobiliare, e quindi siano più fortunati rispetto a chi altrimenti non avrebbe un tetto sotto cui ripararsi.

Siamo proprio convinti che questa legge tuteli le classi più deboli? Nel prossimo articolo analizzeremo meglio cosa si intende per pignoramento e per ipoteca, due istituti giuridici completamente diversi, ma complementari.

Mini IMU: come e quanto pagare

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La giornata di oggi è stata definita ‘il venerdì nero delle tasse sulla casa’, ma noi pensiamo che quella della mini IMU sia solo l’ultima trovata del governo per mettere in ginocchio i cittadini, ormai seriamente provati dal susseguirsi di tasse ed imposte. Non bastava la mini-stangata natalizia della TARES arrivata e pagata soltanto qualche giorno prima di Natale, nemmeno Gennaio passa senza pagare qualcosa di nuovo. Chissà quale tassa salterà fuori il mese prossimo.

I contribuenti nulla o molto poco sanno su come muoversi e ‘cosa’ pagare, dal momento che regna sovrana una mala informazione generale; nemmeno gli addetti ai lavori sanno come divincolarsi dalle domande che attanagliano i cittadini che vogliono maggiori informazioni ed esigono delle risposte chiare e precise.

In questo articolo cercheremo di fare un po’ di chiarezza sulla mini IMU, sulle modalità di pagamento e sulle scadenze.

La mini-IMU che scade oggi in numerosissimi comuni è l’ex IMU che non si è pagata a giugno sulla prima casa, quindi non rientra nelle tasse che invece i contribuenti pagheranno per l’anno in corso. Peccato che i CAF siano stati presi d’assalto e i cittadini non sappiano né quanto né come pagare, dal momento che la mini-IMU va autocalcolata. La modalità di pagamento è la solita: modello F24, bonifico, bollettino postale.

Una volta pagata la mini-IMU, la pressione fiscale non finisce, dal momento che per l’anno in corso è spuntata una nuova tassa che ingloberà l’IMU, la Tasi (tributo sui servizi indivisibili dovuta dal possessore e dall’utilizzatore dell’ immobile) e la Tari  (tassa sui rifiuti a carico dell’utilizzatore). Ma per fortuna, per questo, c’è ancora tempo.

La mini-IMU va pagata regolarmente, ma chi dovesse pagare in ritardo lo potrà fare a patto di versare una percentuale dal 3 al 4% di interessi di mora. Nonostante tutto la mini-IMU non è poi una tassa costosa, anzi, forse è la meno cara di tutte quelle che abbiamo; pensate che il costo medio della mini-IMU è di circa 50 euro a famiglia.

Non ci resta che attendere la fatidica Iuc (imposta unica comunale). Vi assicuriamo che ne vedremo delle belle!

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Come rendere redditizio un appartamento senza affittarlo

come rendere redditizio un appartamento senza affittarlo

Se siete tra quei pochi fortunati che dispongono di un appartamento in più e non sanno come investirlo per farlo  fruttare, questo è l’articolo giusto per capire come rendere redditizio un appartamento senza affittarlo.

E’ ormai risaputo che, qualora si dovesse affittare un appartamento in affitto a famiglie, è un problema se queste non pagano o peggio, dovesse servirvi l’appartamento prima della scadenza del canone di locazione, in quanto la legge è tutta dalla parte dell’affittuario. Occorre prendere in considerazione che l’eventuale affitto dovrebbe servire a coprire, in parte, le spese per la gestione dell’immobile, ossia tasse e spese di manutenzione e, molte volte, la cifra che si spende per questo tipo di operazione non è sempre positiva per chi affitta.

Come rendere redditizio un appartamento senza affittarlo?

Avete mai pensato di affittare il vostro appartamento giornalmente? Se vi trovate in una zona ad alto tasso turistico, non è difficile riuscire ad affittare in maniera continuativa anche nei periodi di bassa stagione; con internet e i vari siti di annunci poi, è molto semplice riuscire a contattare una fetta piuttosto ampia di utenti interessati ad un eventuale affitto di immobili nella vostra zona. In questo modo rendete redditizio un appartamento senza affittarlo, in quanto vi impegnerete a rendere disponibile il vostro appartamento esclusivamente per qualche giorno riuscendo a ricavarne una cifra nettamente superiore rispetto a quella che ricavereste affittando lo stesso appartamento ad una famiglia oppure ad un professionista.

Potrete rendere un appartamento redditizio senza affittarlo se, avendolo acquistato all’asta ad un prezzo assolutamente conveniente, potreste provare a rivenderlo ad una cifra molto più alta, soprattutto se situato in ottima posizione e se avete apportato migliorie energetiche o altro.

Se invece disponete di un appartamento di proprietà in una località molto distante dalla vostra o addirittura all’estero, potreste pensare di farne una multiproprietà: in questo modo avreste sempre qualche settimana all’anno in cui continuare a godere del vostro appartamento, mentre per il resto dell’anno questo sarebbe a disposizione delle persone che hanno deciso di investire ed acquistare una percentuale dell’immobile. In fin dei conti, cosa ve ne fareste altrimenti di un appartamento a migliaia di chilometri da voi? In questo modo potreste ricavarne un bel gruzzoletto magari da reinvestire altrove.

Per rendere redditizio un appartamento senza affittarlo, potreste sempre lasciarlo libero, perché molte volte è più conveniente evitare di affittare se si deve andare incontro ad affittuari che non rispettano le scadenze, oppure non pagano le utenze.

Secondo voi qual’è il modo migliore per rendere redditizio un appartamento senza affittarlo?

MPS: per Grillo è un problema urgente

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Il comico-politico Beppe Grillo si scaglia ancora una volta sull’incapacità della politica italiana nel risolvere i problemi, anche quelli ormai più evidenti e consolidati.

Stavolta a finire nel mirino del leader del Movimento più famoso d’Italia è stato il MPS e l’incapacità politica nel trovare una soluzione annessa. Grillo ha detto la sua in modo secco e chiaro come è solito fare: si tratta di un “ormai classico problema italiano” e, come tale, non si riesce ad arrivare ad una soluzione decisiva a causa della voracità politica e incapacità manageriale.

Punta quindi, dopo la bocciatura passata del Cda riguardo l’aumento del capitale, ad una nazionalizzazione in tempi brevi, senza perdere altro tempo poiché arrivare al mese di Giugno senza piani concreti potrebbe arrecare danni irrisolvibili.
Si tratterebbe, secondo il blog pentastellato, di un “ormai classico problema italiano” e, come tale, non si riesce ad arrivare Il rinvio a Giugno dell’aumento di capitale da tre miliardi di euro, infatti, comporterà inevitabilmente brutte conseguenze, rinviando insieme all’aumento il rimborso di tre miliardi circa dei “Monti Bond” statali.

“Va nazionalizzata senza perdere ulteriore tempo per garantire allo Stato il suo prestito e alla banca impieghi e depositi. Giugno potrebbe essere troppo tardi o trasformarsi in una beffa per i depositanti chiamati a salvare la banca distrutta dai partiti. A proposito, a che punto è l’inchiesta su Mps, in giro non si sente più nulla…”

Dopo le elezioni europee le condizioni del marcato saranno sicuramente più sfavorevoli di quelle attuali (molte banche faranno ricorso ad aumenti di capitale a causa dello “stress test” attuato dalla BCE e così MPS verrà travolto da questa ondata di capitale), pertanto è necessaria una soluzione precisa e rapida.

Ci sono però alternative alla nazionalizzazione? No, se non quella di cedere MPS ad una banca estera… Ma ecco come lo stesso Grillo commenta questa via alternativa, concludendo il suo discorso al riguardo:

“Diventerà un agnello sacrificale chiesto dalla Germania all’Italia per dare l’esempio ai mercati come preda a quattro soldi per una delle sue banche, o come caso “cipriota” di salvataggio con i soldi dei depositanti e degli obbligazionisti. A nulla è servita la lettera “segreta” di Draghi ad Almunia resa pubblica qualche settimana fa, dove chiedeva di non applicare il prossimo bail-in delle banche in difficoltà sulle spalle di correntisti e obbligazionisti. La Germania è andata dritta per la sua strada e MPS non può più aspettare…”.

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