Dove si trova
Regione dell’Italia meridionale bagnata dai mari Tirreno e Ionio, stretta tra Puglia e Calabria.
C’era una volta
Terreno di scontro tra le grandi potenze del Mediterraneo, Roma e Cartagine, l’odierna Basilicata è stata teatro sanguinoso delle guerre puniche. Lo si può leggere “sfogliando” il grande libro di storia a cielo aperto, posto ai piedi di Grumento Nova, in provincia di Potenza.
È qui che si trova il parco archeologico di Grumentum, antica città romana della Lucania fondata nel terzo secolo avanti Cristo. Un luogo carico di suggestioni, che ancora oggi è possibile “leggere” attraverso quel che resta della colonia: il teatro di epoca augustea, il foro, le terme, due templi di epoca imperiale e una domus impreziosita da pavimenti a mosaico. Fuori le mura della città, che per due volte ha fatto da scenario degli scontri tra romani e cartaginesi durante la Seconda Guerra Punica (215 e 207 avanti Cristo), sono stati ritrovati, invece, un acquedotto, tombe e una basilica paleocristiana.
Da vedere
C’è chi la chiama Basilicata e chi continua a definirla Lucania. Su una cosa, però, tutti concordano: la bellezza di questa regione tutta da esplorare. Una meta alternativa alla “vacanza di massa” e che, contrariamente a quanto si possa pensare, vista la conformazione fisica prevalentemente montuosa, offre un ampio ventaglio di location moderne e vintage al tempo stesso.
Un viaggio che per gli amanti della storia potrebbe avere inizio a Matera, la città dei “sassi” (quartiere costellato da tipiche costruzioni scavate nella roccia), che ospita tra l’altro un capolavoro assoluto del romanico lucano: il Duomo, risalente alla fine del tredicesimo secolo.
Il tragitto potrebbe poi prevedere un’incursione nel Parco storico-rurale e ambientale della Grancia (unico nel suo genere in Italia), che dista 12 chilometri da Potenza. Ai cancelli, “soldati e briganti”, pronti a guidare gli ospiti tra boschi, performance di rapaci e antiche leggende, che si materializzano nel cine-spettacolo “La storia bandita”, la più grande manifestazione di teatro popolare della penisola.
Un tuffo nel passato, da continuare, magari, al Museo Archeologico di Potenza, che raccoglie le testimonianze della civiltà lucana dalla preistoria al Risorgimento e, nel castello di Melfi, voluto da Guglielmo d’Altavilla nel dodicesimo secolo. O, perché no, sulle tracce dell’antica Metapontum ancora evidenti in una vasta area archeologica di Metaponto, che comprende anche le “Tavole palatine”: resti del bel tempio in stile dorico dedicato a Hera.
Non molto distante, Metaponto Lido, fiore all’occhiello balneare della regione, come Maratea, ribattezzata la “Perla del Tirreno”, per il suo mix di verde e mare. Aria pura e tanto sport, infine, sui monti Vulturino e Sirino, molto frequentati dagli sciatori non solo lucani.
Testimonial
In principio fu Alberto Lattuada (“La Lupa”). Poi arrivarono Pier Paolo Pasolini (“Il vangelo secondo Matteo”), Roberto Rossellini (“Anno Uno”), i fratelli Taviani (“Allonsanfan” e “Il sole anche di Notte”) e Giuseppe Tornatore (“L’uomo delle stelle”). Non ultimo, l’attore e regista statunitense, Mel Gibson (“The Passion”). A tutti loro va il grande merito di aver puntato letteralmente i riflettori sulla città di Matera, e, in particolare, sulla zona dei “sassi”, che da anni si presta come set naturale per film internazionali. Molto legato a questa zona è anche un altro regista americano, ma di origini lucane, Francis Ford Coppola, mentre sono nati proprio da queste parti il poeta Rocco Scotellaro e il giurista, Emanuele Gianturco.
Sulla tavola
Salumi, formaggi e piatti a base di carne. Non potrebbero che esser questi i protagonisti della cucina lucana, che valorizza le “materie prime” delle sue terre e delle sue montagne.
Spazio, dunque, a “cazmarr” (involtini in rete d’interiora di capretto o agnello) e “cutturiddi” (agnello in casseruola stufato), ma anche a “lucanica” (salsiccia preparata con carni magre di suino, da mangiare fresca, sott’olio o stagionata), “soppressate” (salsicce essiccate di carne di maiale tagliata a punta di coltello) e “pezzenta” (ricavate da ritagli di maiale). Podio da dividere con caciocavallo Podalico e pecorino, sia di Filiano che di Moliterno.
Altra specialità del posto sono i peperoni cruschi (croccanti) essiccati, usati per condire la pasta o per accompagnare il baccalà.
Tra i primi, spiccano i “minuich” (pasta fatta a mano da arrotolare attorno a un bastoncino di saggina) proposti con salsa, cime di rapa e pecorino, ma anche tanti piatti semplici ma gustosi, come quelli a base di rafano, radice molto usata soprattutto in Val d’Angri.
Il tutto, innaffiato magari da un buon bicchiere di vino locale, da scegliere tra l’Aglianico del Vulture, presente in zona sin dall’ottavo secolo avanti Cristo, e qualche gemma delle Terre dell’Alta Val d’Angri. A fare da collante, invece, penserà il pane tipico di Matera (di sola semola), caratteristico per le grandi dimensioni (spesso il suo peso supera i cinque chili) e per la capacità di mantenersi morbido per giorni.
Camera con vista
Ovunque, è possibile dormire come un sasso… Solo a Matera, però, nei “sassi”, ci si può anche dormire. Nel centro antico della città lucana, chi avrà voglia di provare un’esperienza unica nel suo genere, potrà decidere di alloggiare in uno dei tanti “rifugi” (spesso anche di charme) scavati nella pietra centinaia di anni fa,ed entrati a far parte, nel 1993, del Patrimonio Mondiale UNESCO. Case e alberghi esclusivi, ma dal gusto arcaico, impreziositi da camere e corridoi scolpiti nel tufo.
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